Etnia Haoussa Niger 2018 – 2019 – 2020

Gli Haoussa costituiscono circa il 50% dell’intera popolazione del Niger e si concentrano soprattutto nell’area al confine con la Nigeria. Secoli addietro risiedevano anche in territori diversi, come la Regione dell’Air, dalla quale sono stati cacciati dal Popolo Tuareg. Si dedicano all’agricoltura ed all’artigianato, oltre ad essere abili commercianti, avendo sviluppato ottime relazioni economiche con la vicina Nigeria. Hanno una indiscutibile matrice africana, pur esistendo la leggenda che il loro avo fondatore sia originario del Medio Oriente e precisamente di Baghdad. Appaiono, in realtà, come una miscellanea di elementi sudanesi, berberi ed arabi.
Parlano la lingua Hausa, un idiomia afro asiatico del gruppo Ciadico: sembra che sia la prima lingua parlata rispetto a qualsiasi altra lingua nella Regione dell’Africa sub sahariana.
Gli appartenenti a questa etnia possiedono un codice di abbigliamento molto particolare a causa delle loro credenze religiose e delle loro attività lavorative. Gli uomini sono facilmente identificabili per il loro abito elaborato che consiste in un ampio abito lungo, noto come “Babban riga” ed una veste con tunica chiamate “Jalabia” e “Juann”. Le donne si acconciano i capelli in minute treccioline e indossano l’“Abaya”, realizzato con stoffe colorate, una camicetta abbinata ad un turbante di mussola bianca e ad uno scialle. Ornano le braccia e le caviglie con braccialetti, al naso portano un piccolo monile in argento, al collo si agghindano con collane di perline di vetro, d’avorio o di agata. Il loro abbigliamento è molto semplice e lineare: vesti bianche e lunghe decorate con filo color kaki, ampi cappelli di paglia per ripararsi dal sole e dalle piogge.
Nel Medioevo erano famosi per i loro caratteristici vestiti blu (con il tempo dismessi) mentre cavalcavano splendidi cavalli arabi ed ottimi cammelli del Sahara.
La dieta di questo Popolo è costituita prevalentemente da cereali (sorgo, miglio, riso, mais) che vengono macinati a mano per derivarne farina che viene utilizzata in una varietà di piatti tipici (il cibo è identificato dal termine “Tuwo” in lingua Hausa). Sono dediti in particolare alla coltivazione di arachidi che distribuiscono sull’intero territorio nigerino e del cotone.
Nell’artigianato sono famosi per la lavorazione dei tessuti tinti con l’indaco, del cuoio, dell’impagliatura con fibre vegetali e della metallurgia.
Sono organizzati in una struttura piramidale molto rigida e regolata da norme religiose rigorose: al vertice della gerarchia politica si trova il Sultano, sovrano assoluto di Zinder.
Tra le feste più famose si può citare la corrida tradizionale di fine Ramadan, curiosamente simile a quella praticata in Spagna.
Una delle cerimonie tradizionali più originali è il rito di possessione Bori: una danza legata al culto di possessione che ha, come caratteristica peculiare, di portare l’adepto allo stato fisico e mentale della possessione appunto, durante la quale si cade in uno stato di trance che conduce l’individuo che la pratica a far parlare attraverso di lui delle entità spirituali. Gli Haoussa, per entrare più velocemente in trance, fanno uso di una pianta, la Datura, che facilita questo particolare processo. La consuetudine ancestrale è quella di implorare i “Djins”, gli esseri magici superiori, al fine di aiutarli nella buona riuscita dei raccolti , anche se, in alcune regioni, il rito di possessione ha finalità principalmente terapeutica.
Il “Dambe” è una attività sportiva assimilata al pugilato che praticano gli Haoussa dell’Africa occidentale. In passato il Dambe includeva una componente di wrestling, conosciuta come “Kokawa”, mentre oggi è un’arte pugilistica in senso stretto. Tale sport è tradizionalmente associato alla casta dei macellai, anche se negli ultimi anni si è progressivamente svincolata da questi ultimi, prevedendo tornei itineranti. Tali tornei vengono svolti nei villaggi durante il periodo della mietitura, allargando i competitori anche a campioni stranieri oltre che locali, in occasione dei festeggiamenti per il raccolto.

Fabrizio Loiacono Photographer

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