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	<title>Obiettivo sul Mondo</title>
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	<description>Emozioni di viaggio</description>
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		<title>Etiopia 2011: Etnia dei Surma.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le “Montagne della Luna”, nel sud dell’Etiopia, appartata sulle alture a ovest del corso inferiore del fiume Omo, vive la tribù dei Surma, una delle etnie meno conosciute e tra le più interessanti dell’intera Africa. Nella terra dei Surma &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2012/05/etiopia-2011-etnia-dei-surma/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-surma_1/L1010330-30x40.jpg" rel="lightbox[]"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-surma_1/thumbs/thumbs_L1010330-30x40.jpg" alt="oromo-11" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">T</span>ra le “Montagne della Luna”, nel sud dell’Etiopia, appartata sulle alture a ovest del corso inferiore del fiume Omo, vive la tribù dei Surma, una delle etnie meno conosciute e tra le più interessanti dell’intera Africa.</p>
<p>Nella terra dei Surma (o Suri, come spesso si chiamano tra di loro), si spinse anche l’esploratore Bottego, nell’estate del 1896, entrando in contatto con queste popolazioni primitive che hanno conservato sino ad oggi intatti, in maniera straordinaria, le proprie tradizioni e il loro stile di vita.<span id="more-311"></span></p>
<p>Questo grazie al totale isolamento geografico in cui hanno sempre vissuto (sino a pochi anni fa non vi erano neppure piste sterrate sicure) ed all’ostilità tradizionalmente intrattenuta con le tribù limitrofe.</p>
<p>Giunti in Etiopia dalle pianure sudanesi, i Surma, pastori, agricoltori e spesso temuti razziatori di bestiame, si sono insediati su queste colline, lontano da strade o piste segnate sulle mappe, ed i loro villaggi sono per la maggior parte raggiungibili solamente a piedi.</p>
<p>La necessità di sopravvivere in un territorio così aspro, dove la ricerca di pascoli per il bestiame è essenziale per la  vita stessa dell’intera comunità, ha comportato che queste piccole tribù siano rimaste intimamente legate alla propria identità di clan, impedendo fusioni culturali con le vicine etnie dei Nyangatom (o Bume), e dei Mursi, quest’ultimi stanziati nella Bassa Valle dell’Omo.</p>
<p>Alti e snelli, con caratteri tipici dei popoli nilotici, i Surma presentano molte similitudini con i Nuba del vicino Sudan.</p>
<p>Insieme ad i Mursi, fanno parte dello sparuto gruppo di etnie in cui le donne sposate portano, inserito nel labbro inferiore o superiore, precedentemente forato, il piattello labiale di terracotta, spesso di dimensioni impressionanti, tondo presso i Mursi, trapezoidale o tondo presso i Surma.</p>
<p>Gli uomini sono completamente nudi o portano una coperta o un tessuto colorato annodato su una spalla a mo’ di tunica.</p>
<p>Sino a due anni fa i Surma, come i Mursi, non indossavano alcun vestito: il governo etiope ha imposto loro di coprire il corpo nudo e, anche se a malincuore, hanno acconsentito, vestendosi con stoffe o coperte nei colori viola o rosso che lasciano scoperta una parte del torace.</p>
<p>Amano dipingersi il corpo, che per loro è una vera e propria arte, con maestria e raffinatezza invidiabili, utilizzando l’argilla che spalmano reciprocamente sui corpi realizzando disegni geometrici, righe e motivi decorativi tra i più fantasiosi.</p>
<p>Il primo villaggio Surma che incontriamo si chiama Tulgit.</p>
<p>Qui i bambini ci vengono incontro festanti, apostrofandoci con il saluto Surma “acelì” (ciao), insieme alle donne che ci osservano curiose e divertite.</p>
<p>Molti bambini hanno il ventre gonfio, presentano  ferite ed escoriazioni in diverse parti del corpo, scabbia e malattie respiratorie.</p>
<p>Nella vallata formata dal fiume Kibish, che guadiamo non senza qualche apprensione con la jeep, vicino all’omonimo villaggio, incontriamo un’altra piccola tribù: qui avremo modo di assistere anche al combattimento rituale tra i giovani Surma che prende il nome di Donga.</p>
<p>A piedi, dopo un tragitto di oltre sei chilometri sotto un sole cocente, raggiungiamo il villaggio Bargowa, dove assisteremo, tra l’altro, alla cerimonia del Pasto del sangue.</p>
<p>Sempre a piedi ci spostiamo nel villaggio vicino, Borgotà, attraversando un sentiero strettissimo circondato da vegetazione fittissima che crea un muro verde alto oltre due metri.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/foto-video-di-viaggio-dal-mondo/etiopia-2011/nggallery/etiopia-2011/etiopia-etnia-surma/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
<h3>Pasto del sangue</h3>
<p><a title="sangue" /><br />
Il pasto del sangue è un rito tradizionale dei Surma che praticano giornalmente: alcuni giovani immobilizzano un bue od una mucca, mentre un ragazzo stringe un cordone intorno al collo dell’animale in modo da mettere in evidenza le vene ed un altro, armato di arco e freccia, presa la mira, scaglia con precisione il dardo praticando un piccolo foro nella giugulare.</p>
<p>Una volta estratta la freccia il sangue, che esce a zampilli, verrà immediatamente raccolto in una zucca svuotata.</p>
<p>Viene prelevato solo quello necessario a nutrire i presenti, per non indebolire inutilmente il bestiame, e non ne verrà sprecata neppure una goccia.</p>
<p>Con un impasto di sterco e fango viene tamponata la ferita dell’animale perché smetta di sanguinare e poi viene liberato.</p>
<p>I ragazzi si accovacciano in cerchio, passandosi la ciotola, dopo averne bevuto a turno il contenuto. Spesso sputano e arricciano il naso, probabilmente per il sapore aspro del sangue.</p>
<p>Oltre ad integrare la dieta quotidiana, si crede che il pasto del sangue renda più forti i giovani Surma.</p>
<p>Alla base di questo rito vi è un profondo rispetto nei confronti dell’animale, da parte dell’intera tribù, che lo considera un’importante fonte di ricchezza e pertanto non dovrà per alcuna ragione essere ucciso.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/foto-video-di-viaggio-dal-mondo/etiopia-2011/nggallery/etiopia-2011/pasto-del-sangue-etnia-surma/">Vai alla galleria fotografica </a></p>
<h3>DONGA &#8211; Il combattimento rituale con i bastoni tra i giovani Surma</h3>
<p><a title="donga" /><br />
Il Donga, il combattimento con bastoni lunghi oltre due metri dalla punta arrotondata (un chiaro riferimento al simbolo fallico), il cui legno, molto resistente, è ricavato da un albero che  si trova nella foresta di nome “Koso”, è tradizionalmente utilizzato dai Mursi e dai Surma quale competizione tra i giovani dei villaggi confinanti, che si sfidano in questa lotta senza esclusione di colpi (l’unico limite da rispettare è non uccidere l’avversario).</p>
<p>E’ un rito violento, in cui i colpi sferzati tra i contendenti sono drammaticamente reali e feroci.</p>
<p>Spesso il sangue scorre copioso e le cicatrici restano sul corpo dei lottatori a testimonianza del loro coraggio.</p>
<p>Da qualche anno il Governo Etiope, anche a seguito di alcuni casi di morti accidentali tra i combattenti del Donga, ha vietato questo tipo di lotta, ma questa tradizione antichissima è dura a morire e la polizia locale non sempre riesce a sorvegliare un territorio così vasto in cui, ormai, questa lotta viene organizzata segretamente tra i giovani, senza preavviso e con un numero contenuto di contendenti.</p>
<p>E’ un torneo in cui i duellanti mettono alla prova la loro forza, abilità, destrezza, velocità, astuzia, coraggio.</p>
<p>Siamo nel villaggio di Kibish, nel Sud Ovest dell’Etiopia, nel territorio dell’etnia Surma.</p>
<p>Poco distante, raggiungiamo con la jeep il luogo prescelto dagli anziani, una radura dove, a poca distanza, scorre un ruscello. Scendiamo dalla vettura e ci guardiamo intorno, ma ancora non c’è nessuno. Attendiamo pazientemente.</p>
<p>Dopo circa un quarto d’ora, dai sentieri circostanti spuntano a piccoli gruppi i partecipanti, tutti armati del loro bastone,  avvicinandosi rapidamente,  intonano i loro canti e mimano la lotta a passi di danza.</p>
<p>Giunti nello spiazzo, precedentemente consacrato dallo stregone del villaggio, posano in terra i bastoni, tolgono le coperte ed i teli con cui avevano ricoperto i loro corpi e, nudi, si dirigono, sempre cantando e danzando, nel vicino ruscello dove si lavano e si cospargono il  corpo con l’argilla ed il fango, creando vicendevolmente disegni astratti sulla loro pelle.</p>
<p>Escono dall’acqua sempre cantando e danzando, tornando indietro nella radura per prepararsi alla competizione.</p>
<p>L’anziano ( “shimaghilè”) dà il via ai giochi battendo sul terreno tre volte alcuni ramoscelli tagliati da una pianta di nome “fombo”.</p>
<p>Non vi sono regole precise, pertanto tutti colpi sono consentiti e vince chi riesce ad atterrare l’avversario. Il vincitore viene sfidato da chiunque non abbia ancora partecipato al torneo.</p>
<p>Per scelta, non ho documentato i momenti più cruenti del combattimento, dove il sangue usciva copioso dalle ferite dei lottatori.</p>
<p>Il gioco verrà interrotto dall’anziano quando rimane un solo giovane sullo spiazzo, il più forte e valoroso, sempre battendo tre volte in terra i ramoscelli di “fombo”.</p>
<p>Chi vince il combattimento sarà rispettato e temuto da tutti, sarà ammirato dalle giovani donne dei villaggi circostanti, sarà considerato il più potente e coraggioso, salendo ai massimi livelli la scala di valori del clan di appartenenza.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/foto-video-di-viaggio-dal-mondo/etiopia-2011/nggallery/etiopia-2011/donga-etnia-surma/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Visioni del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 21:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Esistono molti modi diversi di vivere su questo pianeta. Chi può dire che il suo è migliore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object id="tribalchannel-player" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="500" height="280" name="tribalchannel-player"><param name="movie" value="http://assets.survivalinternational.org/flash/syndicated-player.swf" /><param name="bgcolor" value="111111" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="wmode" value="opaque" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="flashvars" value="config=http://assets-production.survivalinternational.org/films/439/config.xml" /><embed id="tribalchannel-player" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="280" src="http://assets.survivalinternational.org/flash/syndicated-player.swf" flashvars="config=http://assets-production.survivalinternational.org/films/439/config.xml" allowscriptaccess="always" wmode="opaque" allowfullscreen="true" bgcolor="111111" name="tribalchannel-player"></embed></object><br />
Esistono molti modi diversi di vivere su questo pianeta. Chi può dire che il suo è migliore?</p>
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		<title>India &#8211; Introduzione</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obiettivo sul Mondo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[L’India è il Paese in cui privilegi e povertà, non violenza e fanatismo, potere e rassegnazione, tradizioni antichissime e tecnologie all’avanguardia, ruralità contadina e scoperte industriali, sfrenata opulenza ed assoluta miseria, cruda realtà e galoppante fantasia, occulti misteri e spiazzanti &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/07/india-introduzione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/india/india_22.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/india/thumbs/thumbs_india_22.jpg" alt="india_22" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">L</span>’India è il Paese in cui privilegi e povertà, non violenza e fanatismo, potere e rassegnazione, tradizioni antichissime e tecnologie all’avanguardia, ruralità contadina e scoperte industriali, sfrenata opulenza ed assoluta miseria, cruda realtà e galoppante fantasia, occulti misteri e spiazzanti chiarezze, ne fanno un continente unico, irripetibile.</p>
<p>Durante il mio primo viaggio effettuato nel febbraio 2009, ho tentato di riportare con fedeltà obiettiva, durante il mio fotoreportage in Rajasthan, la realtà vissuta di un’India senza veli o stereotipi.<span id="more-258"></span></p>
<p>Le immagini dell’unico tempio esistente al mondo dedicato ai topi, il Karni Mata Temple di Deshnok, nei pressi di Bikaner, del magico Taj Mahal (accanto al fiume Yamuna), del deserto vicino a Jaisalmer, dove vivono le Etnie nomadi Bisnoi, Bhil, Mina, del fiabesco Palazzo del Maharaja di Udaipur, considerata la “Venezia” d’Oriente, del maestoso forte (scolpito in pietra calcarea dorata) di Jaisalmer, la cosiddetta Città d’oro, del lago sacro di Pushkar (che la leggenda racconta sia stato creato nel momento in cui un fiore di loto cadde dalla mano di Brahma), dello splendore di Jaipur, con i suoi edifici di colore rosa, del mausoleo di Dargah, nella città di Ajmer, uno dei luoghi di pellegrinaggio musulmani più importanti di tutta l’India, dove i pellegrini legano alle ringhiere appunti su carta e nastrini sacri come segno di ringraziamento o di supplica nei confronti dello spirito del venerato, della cosiddetta “Città blu”, Jodhpur, con le sue stradine tortuose circondate da case colorate di azzurro, sono solo alcune delle meraviglie che ho ammirato in questa terra stupenda.</p>
<p>Ho scoperto un’India dove il lavoro artigianale impegna uomini, ma soprattutto donne, in particolare nei lavori più pesanti , in una fatica senza tempo, senza stagioni, senza diritti. Una fatica svolta in ogni condizione, nei grandi mercati come negli angoli di strada, nelle campagne più remote come nelle città più moderne.</p>
<p>Un’India in cui le vacche sacre, da sempre venerate, rispettate e trattate con amorevoli cure, vagano tranquille sulle strade, tra il traffico caotico di biciclette, auto, camion e motociclette strombazzanti.</p>
<p>Un’India in cui il fiore di loto si creda corrisponda al centro dell’universo ed è talmente venerato da essere divenuto il fiore nazionale del Paese.</p>
<p>Un’India in cui i colori dei turbanti (safa, paag o pagri), dei sari, delle gonne scintillanti (lehanga o ghaghara), dei veli per il capo (odni o dupatta), simboleggiano le restrizioni esistenti nella società indiana.</p>
<p>Il turbante, a seconda del colore, può indicare l’appartenenza ad una casta, ad una particolare religione o può essere indossato per un’occasione specifica (cerimonia, ricorrenza, ecc.).</p>
<p>Il colore zafferano è usato dai Rajput ed è legato alla cavalleria, il nero dai Nomadi, il rosa dai Brahmini, il marrone dai Dalit; i turbanti multicolori vengono utilizzati per le festività, in particolare quelli bianchi, blu, grigi o neri vengono usati dagli Hindu per comunicare tristezza.</p>
<p>Le donne sposate o nubili portano indosso colori vivaci, quali rosa, rosso,giallo: una combinazione particolare di rosso e giallo può essere utilizzata solo dalle donne che abbiano partorito figli maschi. Le donne Hindu sposate, quindi di “proprietà” del marito, si riconoscono dai bracciali (chuda), dagli anelli alle dita dei piedi (bichiya) e da un colore vermiglio nella scriminatura dei capelli.</p>
<p>Alcune sfumature di blu, di verde e di bianco, sono considerate colori da lutto, utilizzate dalle vedove Hindu.</p>
<p>Un’India dove lo spirito religioso pregna ogni azione e convive con il progresso tecnologico delle aziende.</p>
<p>Un’India in cui l’hinduismo, principale religione del paese, convive con il buddismo, con il giainismo, con lo zoroastrismo, con la religione musulmana, con il cristianesimo, con le religioni tribali animiste.<br />
Un’India in cui vivono oltre un miliardo di abitanti, in una miscellanea composita di etnie.</p>
<p>Un’India in cui esiste una casta di “invisibili”, gli Hijra, eunuchi che si travestono da donne, alcuni sono gay, altri ermafroditi: dato che la cultura indiana non accetta l’omosessualità, loro vivono ai margini della società, in una specie di limbo indefinito.<br />
Un’India in cui occorre arrendersi all’ignoto, per lasciarsi affascinare dai suoi misteri nascosti ad ogni angolo di strada.</p>
<blockquote><p>Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” (Jhon Steinbeck).</p></blockquote>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/foto-video-di-viaggio-dal-mondo/india-2009/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Etiopia –  i Mursi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 14:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Mursi]]></category>
		<category><![CDATA[tribù]]></category>

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		<description><![CDATA[Per recarsi nei villaggi Mursi occorre essere accompagnati da ranger armati. Questa è un&#8217;etnia di valorosi e feroci guerrieri e la scorta armata è obbligatoria. All&#8217;ingresso del Mago National Park ci stringiamo sulla nostra jeep per far posto al ranger &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/04/etiopia-i-mursi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-mursi/mursi-03.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-mursi/thumbs/thumbs_mursi-03.jpg" alt="mursi-03" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">P</span>er recarsi nei villaggi Mursi occorre essere accompagnati da ranger armati. Questa è un&#8217;etnia di valorosi e feroci guerrieri e la scorta armata è obbligatoria. All&#8217;ingresso del Mago National Park ci stringiamo sulla nostra jeep per far posto al ranger ed al suo Kalashnikov. Ci addentriamo nel territorio dei Mursi, all&#8217;interno della valle. E&#8217; mattina. Ed in questi villaggi è consigliato di entrare solo in mattinata. <span id="more-159"></span>E&#8217; una precauzione che ha una sua logica: gli uomini di questa etnia, purtroppo, sin dal mattino bevono una birra &#8220;artigianale&#8221; derivata dalla fermentazione del sorgo (un cereale che si coltiva in tutta Etiopia) e sniffano polvere di peperoncino dalle cartucce usate dei loro fucili: questa mistura esplosiva fa sì che, molto di frequente, divengano aggressivi, litigiosi, insomma pericolosi. Considerando che ognuno di loro possiede un&#8217;arma automatica ed un numero considerevole di proiettili, non c&#8217;è proprio da scherzare. I Kalashnikov si acquistano tranquillamente ai vicini mercati (naturalmente il porto d&#8217;armi è sconosciuto) per una cifra vicina ai 1.000 bir (moneta locale) o scambiati con una mucca dopo lunghe contrattazioni. Questi fucili sono stati introdotti in Etiopia da commercianti senza scrupoli del vicino Sudan.<br />
Per i Mursi il combattimento e la lotta costituiscono la forma più alta di prestigio e di rispetto: la forza, nella sua dimensione più violenta, è considerata l&#8217;espressione massima di valore e di potenza.<br />
Il Thagine, ad esempio, è il combattimento con lunghi bastoni (prendono il nome di Donga), la cui punta arrotondata ricorda il simbolo fallico. E&#8217; una feroce arte marziale dove l&#8217;unico limite da non oltrepassare è quello della morte, per il resto qualsiasi colpo è ammesso ed il sangue, di conseguenza, scorre a fiumi. A volte alcune cicatrici sui corpi dei lottatori rimarranno per la loro intera vita.<br />
Colui che vince verrà portato in trionfo dai componenti del villaggio, sarà rispettato da tutti ed ammirato dalle donne.<br />
Si stima che la popolazione dei Mursi ammonti a circa 10.000 individui, quasi tutti dediti alla pastorizia. Sono semi nomadi e si spostano, a seconda delle stagioni, tra la Pianura di Tama ed i monti Mursi, all&#8217;interno del Parco Nazionale del Mago. Coltivano sorgo, granoturco, fagioli e ceci. Si dedicano alla caccia con estrema abilità. Sono divisi in 18 clan e parlano una lingua cosiddetta Surmica.<br />
Le loro donne sono famose per l&#8217;utilizzo del piatto labiale, che spesso inseriscono anche nel lobo delle orecchie (anche se di dimensioni più contenute).Questi dischi di argilla (&#8220;debbi&#8221;), decorati con disegni geometrici e colorati con sostanze naturali, arrivano a misurare anche 16 centimetri di diametro.<br />
Le ragazze, sin da giovanissime, praticano un&#8217;incisione (in genere) nel labbro inferiore, assistite dalle donne più anziane, inserendo prima cilindri in legno di diverse dimensioni (dai più piccoli ai più grandi), per poi giungere ad indossare il piatto in terracotta, dotato di una scanalatura lungo il bordo esterno.<br />
Le donne, a causa della scomodità nell&#8217;indossarli, li inseriscono solo quando sono in presenza degli uomini o per particolari ricorrenze. Di solito lasciano pendere tranquillamente il labbro inciso, come se fosse la cosa più naturale del mondo.<br />
L&#8217;asportazione degli incisivi è comune a tutte le donne Mursi (questa pratica è presente anche in altre etnie, in diversi paesi dell&#8217;Africa) ed è adottata, oltre che per facilitare l&#8217;introduzione del piatto, anche per consentire l&#8217;alimentazione forzata nei casi, spesso comuni, di complicazioni derivate dall&#8217;aver contratto il tetano.<br />
Secondo alcuni antropologi questa consuetudine sembra che sia nata nel periodo della tratta degli schiavi, proprio per scoraggiare questi crudeli mercanti dal rapire e deportare le donne che, in tal modo, ai loro occhi apparivano deformi e di conseguenza venivano scartate. Altri credono che questo fosse un rimedio per impedire al male di penetrare nel corpo attraverso la bocca. Altri ancora considerano il piatto labiale quale segno distintivo di ricchezza e prestigio per la donna che lo indossa: maggiore è il suo diametro, più numerosi saranno i capi di bestiame richiesti dalla famiglia per concederla in sposa al pretendente. La teoria più credibile sembra considerare il piatto labiale un incontrovertibile simbolo di identità tribale, una sorta di &#8220;iniziazione&#8221; della donna Mursi che dalla pubertà passa alla fertilità ed alla maturità.<br />
Oggi l&#8217;indossare il piatto è sinonimo di bellezza: più è grande, più la donna è affascinante e corteggiata.<br />
Molte donne Mursi, come quasi tutte le donne appartenenti alle diverse tribù della Bassa Valle dell&#8217;Omo, ed anche gli uomini, praticano la scarificazione del corpo (la chiamano &#8220;Icioà&#8221;) per apparire più attraenti: consiste nel taglio sottopelle ed è una pratica dolorosa e non priva di rischi, viste le condizioni igieniche non certo ideali. Si disegnano prima sul corpo, con un legnetto intriso di gesso ed acqua, i punti dove effettuare i tagli con la lametta, poi si alza la pelle nel punto contrassegnato con un rametto spinoso e si incide. Si cosparge la ferita con cenere ed acqua o polveri derivate dalla macinazione di radici particolari  (dal nome &#8220;Urasa&#8221;). Le cicatrici che si formeranno quando il taglio si sarà rimarginato, daranno vita ad un tatuaggio a rilievo di particolare effetto. Spesso, per contenere il sangue che sgorga copioso dalle ferite, si cinge di foglie il punto dove si effettuano le incisioni.<br />
Sempre le donne di questa etnia amano adornarsi il capo ed il viso con acconciature stravaganti: zanne di facocero o di altri animali uccisi, gusci di lumache, zucche, piume, bacche colorate, conchiglie di fiume, monili di metallo intrecciati con pelli di animali. Hanno il seno scoperto e indossano gonne di pelle ornate con cipree (conchiglie che, sino a pochi decenni fa, erano considerate moneta di scambio) o perline colorate.<br />
Sia gli uomini che le donne si cospargono il corpo di cenere nel tentativo di proteggersi dalle punture delle zanzare, molto fastidiose in questo territorio (ne so qualcosa anch&#8217;io&#8230;).<br />
I giovani guerrieri Mursi, dopo aver superato le prove di iniziazione, si fanno scarificare il caratteristico tatuaggio a forma di rondine sull&#8217;avambraccio.<br />
Spesso anche gli uomini si adornano il capo con grandi orecchini di metallo e zanne di animali, oltre che con piume.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-5/">Vai alla galleria fotografica dei Mursi</a></p>
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		<title>Etiopia &#8211; I Konso</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 20:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
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		<description><![CDATA[È un popolo dalle tradizioni molto interessanti: pur essendo di religione cattolica, cristiana ortodossa o musulmana, effettua ancora riti pagani e sacrifici animisti in onore della divinità da cui credono discendano loro stessi ed i loro antenati. Osservano e studiano &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/03/etiopia-i-konso/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-konso/konso-08.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-konso/thumbs/thumbs_konso-08.jpg" alt="konso-08" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">È</span> un popolo dalle tradizioni molto interessanti: pur essendo di religione cattolica, cristiana ortodossa o musulmana, effettua ancora riti pagani e sacrifici animisti in onore della divinità da cui credono discendano loro stessi ed i loro antenati. Osservano e studiano la luna (&#8220;lea&#8221;) e le stelle (&#8220;hikka&#8221;) per prevedere il futuro.<br />
In onore dei loro defunti ereggono totem in legno dal nome &#8220;waqa&#8221;, che possono raggiungere anche un metro e mezzo di altezza e risalire a ben 150 anni fa. Purtroppo molti degli esemplari più antichi sono stati razziati da commercianti senza scrupoli che li hanno rivenduti a collezionisti facoltosi.<span id="more-224"></span><br />
Spesso raffigurano guerrieri nudi che impugnano lancia e scudo. Gli occhi e i denti sono bianchi, dato che utilizzano gusci di uova di struzzo. Ramoscelli, fiori e foglie verdi posti sul waqa, augurano un sereno cammino nell&#8217;aldilà al trapassato.<br />
I villaggi presentano un fitto labirinto di recinti (denominati &#8220;kawatapaleda&#8221;) e di stradine delimitate dalle capanne con i tetti di paglia, muretti in pietra a secco, alberi di Moringa oleifera, recinti più piccoli che delimitano le singole case (prendono il nome di &#8220;ohinda&#8221;). Le capanne sono cilindriche e sulla punta del tetto viene inserito un vaso di terracotta, la cui base è stata preventivamente rotta, per evitare che la pioggia possa penetrare al di sotto. Questi vasi molto spesso sono decorati con simboli fallici.<br />
All&#8217;interno delle capanne dormono solamente le donne, i bambini e gli anziani.<br />
Gli uomini, pur vivendo durante il giorno con la loro famiglia, dai 14 anni in su dormono nelle &#8220;maqana&#8221;, delle abitazioni separate in cui la comunità maschile adulta veglia sulla sicurezza e sull&#8217;incolumità dell&#8217;intero villaggio.<br />
I Konso abitano un vasto territorio, vivendo in 48 villaggi, suddivisi in 9 clan, al cui vertice c&#8217;è il &#8220;fahalla dimulga&#8221; (il capo clan), che risponde del suo operato direttamente al &#8220;khalla&#8221; (il re). Titoli questi, che si trasmettono per via ereditaria di generazione in generazione.<br />
Le riunioni dei capo clan si svolgono nelle &#8220;maqana&#8221;, capanne aperte ai soli maschi adulti del villaggio da tempi immemorabili.<br />
Il loro piatto preferito è il &#8220;korkorfa&#8221;, assimilabile ai nostri gnocchi stufati o in brodo, preparati con la farina di sorgo. Carne e pane abbinati con diversi condimenti prevalentemente piccanti sono pure comuni.<br />
Bevono la &#8220;cheka&#8221;, una specie di birra derivata dalla fermentazione di mais e sorgo, la &#8220;dagusa&#8221; ricavata dalla fermentazione di mais, sorgo e steli di gesho.<br />
Le donne Konso, proprio a causa dell&#8217;elevato consumo di queste bevande fermentate, presentano un rigonfiamento del ventre notevole, come se fossero sempre in dolce attesa&#8230;<br />
Gli uomini indossano una casacca di cotone dai colori sgargianti e dei pantaloni molto larghi, portando sempre con loro coltello e lancia.<br />
Le donne si racchiudono i capelli nei fazzoletti tradizionali e indossano delle particolari gonne a balze coloratissime. Mostrano con orgoglio gli ornamenti in ottone, in rame e avorio. In genere hanno lineamenti marcati, gli occhi sono a mandorla, leggermente allungati e la loro statura è notevole rispetto ad altre popolazioni limitrofe.<br />
I bambini, sempre sorridenti, costruiscono con il midollo del sorgo alcuni giocattoli artigianali: macchine con ruote che si muovono, &#8220;schermi&#8221; di televisori che, con un semplice ed ingegnoso meccanismo di rotazione, fanno scorrere come per magia una pergamena con diversi disegni realizzati da loro stessi, biciclette, fuoristrada. Dimostrano una notevole abilità manuale ed un eccellente estro.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-15/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Etiopia &#8211; I Ganjule</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 20:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
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		<description><![CDATA[È una popolazione dedita alla pesca che vive sulle sponde del lago Chamo, nei dintorni di Arba Minch (il cui nome, in amarico, significa &#8220;quaranta sorgenti&#8221;). Il lago Chamo confina con il lago Abaya: sono separati dal cosiddetto &#8220;Ponte di &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/03/etiopia-i-gaujule/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-gaujule/gaujule08.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-gaujule/thumbs/thumbs_gaujule08.jpg" alt="gaujule08" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">È</span> una popolazione dedita alla pesca che vive sulle sponde del lago Chamo, nei dintorni di Arba Minch (il cui nome, in amarico, significa &#8220;quaranta sorgenti&#8221;).</p>
<p>Il lago Chamo confina con il lago Abaya: sono separati dal cosiddetto &#8220;Ponte di Dio&#8221;, una stretta catena montuosa che costituisce una delle aree più spettacolari dell&#8217;intera Africa orientale.<span id="more-220"></span></p>
<p>Le acque del lago Abaya sono infestate dai coccodrilli e presentano un colore rosso sangue a causa dell&#8217;elevata concentrazione di idrossido ferroso in superfice. Non vi è praticata alcuna attività umana.</p>
<p>Sul lago Chamo, invece, i Gaujule si muovono tranquillamente, in mezzo a coccodrilli del Nilo enormi ed ai pericolosi ippopotami, restando in equilibrio precario su barchette minuscole realizzate con tronchi annodati, non più larghe di settanta centimetri e senza sponde, molto simili a zattere in miniatura. Purtroppo l&#8217;incontro con questi animali causa spesso la morte dei pescatori meno prudenti.</p>
<p>Barattano il pescato, nei vicini mercati settimanali, con cereali ed altri beni di prima necessità.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-17/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Etiopia &#8211; Gli Tsemay</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 20:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel piccolo villaggio di Weyto incontriamo la tribù dei Tsemay, un popolo di agricoltori e pastori. Sono alti, snelli e dai lineamenti fieri. Le donne indossano una gonna larga in pelle di capra, rifinita con perline colorate e con le &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/03/etiopia-gli-tsemay/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-tsemay/tsemay-03.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-tsemay/thumbs/thumbs_tsemay-03.jpg" alt="tsemay-03" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">N</span>el piccolo villaggio di Weyto incontriamo la tribù dei Tsemay, un popolo di agricoltori e pastori.</p>
<p>Sono alti, snelli e dai lineamenti fieri. Le donne indossano una gonna larga in pelle di capra, rifinita con perline colorate e con le piccole conchiglie cipree, che termina con una specie di &#8220;coda&#8221;, su cui viene assicurato un bastoncino di legno, un chiodo o un monile in ferro che, a contatto con il terreno, lascia un solco. <span id="more-217"></span>In tal modo gli uomini possono seguire queste tracce per conoscere i loro spostamenti in ogni momento.</p>
<p>E forse, anche se per noi occidentali questo loro atteggiamento può apparire censurabile, hanno ragione ad essere così esageratamente gelosi: le loro sono donne bellissime, con uno sguardo penetrante e molto sensuali. Ne incontriamo diverse durante la passeggiata nel mercato di Key Afer, mischiate alle etnie Benna e Hamer.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-18/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Etiopia &#8211; I Bennà</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 20:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Bennà]]></category>
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		<description><![CDATA[I Benna presentano molte similitudini con i vicini Hamer. Sono un popolo di agricoltori e vivono nei dintorni di Jinka. La loro dieta non è molto varia: mangiano prevalentemente cereali e bevono latte. Le acconciature, sia degli uomini che delle &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/03/etiopia-i-benna/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-benna/benna_14.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/etiopia-etnia-benna/thumbs/thumbs_benna_14.jpg" alt="benna_14" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">I</span> Benna presentano molte similitudini con i vicini Hamer. Sono un popolo di agricoltori e vivono nei dintorni di Jinka. La loro dieta non è molto varia: mangiano prevalentemente cereali e bevono latte.</p>
<p>Le acconciature, sia degli uomini che delle donne, sono pressochè identiche a quelle degli Hamer.<span id="more-212"></span></p>
<p>Le donne indossano, oltre ad un succinto abito in pelle (che infilano dal collo) guarnito con diverse file di perline colorate, che le copre sino alle ginocchia, lasciando scoperta la schiena, un gran numero di collane e di bracciali in metallo che sfoggiano con orgoglio su braccia e gambe. Alcune di esse si riparano dal sole inclemente calzando sul capo una zucca svuotata e tagliata a metà. Hanno spesso con loro, posta sulla schiena, una zucca piena del loro prezioso burro.</p>
<p>Gli uomini sono spesso armati di pugnale, oppure portano a tracolla il Kalashnikov. Sono coperti da un gonnellino in tessuto stretto in vita dall&#8217;immancabile cartuccera, dove conservano il tabacco e la pipa.</p>
<p>Le donne hanno un modo molto particolare di salutarsi quando si incontrano per strada: come segno di affetto e senza alcuna malizia,  si baciano sulle labbra, scambiandosi un &#8220;sindinta&#8221; (un bacio, appunto).</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-14/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Etiopia &#8211; Gli Arsi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 22:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Arsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Costituiscono una comunità di pastori che vive sui Monti Arsi, da cui prendono il nome. La catena montuosa arriva a sfiorare i 4.000 metri di altezza. Il lago Langano, incastonato come un gioiello tra queste montagne e circondato dalla foresta &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/02/etiopia-gli-arsi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/arsi/arsi-20.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/arsi/thumbs/thumbs_arsi-20.jpg" alt="arsi-20" width="150" height="150" /></a><span class="primalettera">C</span>ostituiscono una comunità di pastori che vive sui Monti Arsi, da cui prendono il nome. La catena montuosa arriva a sfiorare i 4.000 metri di altezza.</p>
<p>Il lago Langano, incastonato come un gioiello tra queste montagne e circondato dalla foresta di Munessa (la più antica d&#8217;Etiopia), è situato a 1.200 metri sopra il livello del mare. Le sue acque, pur presentandosi con un colore scuro poco invitante, sono tra le poche considerate balneabili perchè immuni dalla bilharziosi.<span id="more-202"></span></p>
<p>Questo lago ospita quattrocento diverse specie di uccelli, scimmie Colobus, iene, antilopi, sciacalli, dik dik, facoceri, ippopotami, rane e molti pesci. Costituisce un importante fonte di sostentamento per questo popolo che pratica la caccia, la pesca e la pastorizia.</p>
<p>Nelle vicinanze del lago vi sono anche delle sorgenti termali sulfuree, molto apprezzate dagli Arsi, le cui donne spesso indugiano nelle vicinanze per lavare i vestiti, per farsi un bagno o, semplicemente, per inalare i vapori caldi.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-13/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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		<title>Etiopia &#8211; Gli Uraghe</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 21:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Uraghe]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra Wolkite e Hosanna, a circa cento chilometri dalla capitale etiope, vive il popolo degli Uraghe, circa tre milioni di individui. Probabilmente originari della vicina Eritrea, sono un&#8217;etnia semitica che divenne, nel periodo dell&#8217;invasione italiana, una popolazione di abili mercanti. &#8230; <a href="http://www.obiettivosulmondo.com/2011/02/etiopia-gli-uraghe/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[]" href="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/uraghe/uraghe-14.jpg"><img class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" style="margin: 4px;" src="http://www.obiettivosulmondo.com/wp-content/gallery/uraghe/thumbs/thumbs_uraghe-14.jpg" alt="uraghe-14" width="150" height="150" /></a>Tra Wolkite e Hosanna, a circa cento chilometri dalla capitale etiope, vive il popolo degli Uraghe, circa tre milioni di individui.</p>
<p>Probabilmente originari della vicina Eritrea, sono un&#8217;etnia semitica che divenne, nel periodo dell&#8217;invasione italiana, una popolazione di abili mercanti.<span id="more-199"></span></p>
<p>Hanno una complessa organizzazione sociale: esistono delle &#8220;classi&#8221; a cui si collega un capostipite, mentre i gruppi sottostanti risultano suddivisi in vari sottogruppi, al cui interno si creano alleanze, si risolvono le tensioni, si ricerca una coesione sociale.</p>
<p>Sono sopravvissuti alle numerose carestie grazie alla coltivazione diffusa dell&#8217;ensente, il falso banano, che ha salvato molte tribù del sud ovest dell&#8217;Etiopia.</p>
<p>Spesso accade che gli abitanti di villaggi confinanti non riescano ad intendersi: possiedono infatti un numero infinito di dialetti e l&#8217;unico linguaggio comune è l&#8217;idioma arabo.</p>
<p><a href="http://www.obiettivosulmondo.com/nggallery/page-117/album-2/gallery-12/">Vai alla galleria fotografica</a></p>
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